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sabato 8 giugno 2013

Come motivare una squadra


Come motivare una squadra:
In qualsiasi squadra sportiva (calcio, pallacanestro, pallavolo ecc) nulla può influire la prestazione di un giocatore come una perdita improvvisa della motivazione. Il lavoro fisico, atletico è senza subbio importante, ma corpo e mente si muovono di pari passo ed è opportuno raggiungere i livelli di motivazione adeguata e accompagnare gli atleti alla vittoria.
Che tu sia un allenatore, un atleta, un dirigente, in questa guida ti fornirò alcuni suggerimenti per gestire lo stato d’animo di una squadra e fargli acquisire le capacità di reagire allo stress o recuperare nel caso di una normale sconfitta. Si tratta di linee guide basilari e occorre sempre valutare in base ad ogni singola squadra quale punto approfondire.
In ogni caso, ecco 4 punti da seguire per un buon allenamento mentale:
1. Dichiarazione di intenti
2. Visualizzazione
3. Responsabilità condivisa
4. Gestione dello stress

1 – Dichiarazione di intenti
Ad inizio stagione è bene definire l’obiettivo principale. Definire l’obiettivo è l’essenza della motivazione in qualsiasi settore compreso quello sportivo. Una squadra vincente deve essere a “conoscenza” che sta lottando per un trofeo o per un campionato. Scrivi l’obiettivo su una lavagna, discutine, definiscilo bene con la squadra.
In alcuni casi potrebbe essere utile trascrivere l’obiettivo su uno o più fogli di carta o stamparlo con l’ausilio di un computer per poi tappezzare i principali luoghi frequentati dai calciatori durante gli allenamenti.

2 – Visualizzazione
Un adeguato esercizio di visualizzazione prima di una partita dovrebbe diventare un abitudine per un atleta. Sono tanti i giocatori di tennis o di basket che hanno ottenuto risultati sconvolgenti grazie alla visualizzazione. Il principio su cui si basa è “semplice” o meglio: la nostra mente non distingue la realtà da quello che viene immaginato in modo vivido. Se noi riusciamo a vedere, immaginare un’azione, la nostra mente non riesce a distinguerla dalla realtà.
In pratica devi dare la possibilità alle mente di vedere, sentire ed esprimere emozioni positive sulle prossime azioni di gioco. Per esempio, nel calcio potresti far immaginare battere una punizione o tirare un rigore, nel basket, un tiro libero ecc. ecc.
E sai cosa succede? Quando nella realtà di presenterà un azione di gioco simile a quella che è stata immaginata, la parte inconscia della mente dell’atleta tenderà a ripetere quello che più volte ha immaginato.
Esempio:
Supponi che un giocatore di basket voglia migliorare le prestazioni nel tiro libero:
Fase A:  
Chiedi all’atleta di immaginare un’azione di successo mentre la palla va a canestro. L’immaginazione deve necessariamente coinvolgere tutti i sensi (vista, udito, olfatto, gusto e tatto).  Supportalo con delle domande: quale espressione degli occhi devi avere? Quali emozioni? Come deve essere lo sguardo?Che postura? Come respiri mentre la palla va a canestro? Cosa senti? Come sono i colori ecc. ecc.
Fase B: 
Ripetere l’esercizio dieci volte, in modo che diventi sempre più facile e veloce eseguire i movimenti. L’allenamento mentale deve essere svolto almeno per una ventina di giorni per apprezzarne i risultati.
Ci sono casi in cui il coach prenda ad esempio un campione di riferimento, utilizza dei video o coinvolga anche altri giocatori per costruire una scena collettiva. Comunque già la visualizzazione in sé, quella che abbiamo visto, è di una straordinaria efficacia.

3 – Responsabilità condivisa
Le responsabilità dei giocatori bisogna distribuirla equamente. E’ un principio semplice e senza la quale –secondo me- si farebbe difficoltà a parlare di squadra. Evita quindi, di identificare uno o due giocatori come leader della squadra. Concentrarsi sulle competenze di una solo giocatore, potrebbe demotivare il resto della squadra.
Devi gestire, devi distribuire equamente la responsabilità dei giocatori nei discorsi negli spogliatoi, prima di iniziare una partita. Cerca di coinvolgere tutti i giocatori indistintamente, ognuno ha il suo ruolo e tutti compongono la squadra che li porterà alla vittoria.
Ogni maledetta domenica: discorso motivante

4 – Gestione dello stress
Insegnare ai giocatori a gestire lo stress generato durante la competizione è utile sia per controllare i nervi sia per evitare che sfocino paure. Innanzitutto è buona norma spiegare ai giocatori cosa devono aspettarsi durante ogni partita, quali potrebbero essere le difficoltà. Spesso ci si spaventa più di quello che non conosciamo, rispetto a quello che potrebbe davvero accadere.
E poi, come primo esercizio, insegnare agli atleti ad utilizzare una corretta respirazione diaframmatica.
Giuseppe potresti fare un esempio di respirazione?
Proviamo insieme:
Fermati qualche secondo e comincia a respirare profondamente…chiudi gli occhi se vuoi….e mentre senti il terreno sotto i piedi… mantieni una postura corretta…ora cerca di inspirare con il naso gonfiando solo la pancia e lasciando fermo il torace…
Poi espira con la bocca aperta… sgonfiando la pancia…concentrati e ascolta il tuo respiro, l’aria che entra ed esce dai tuoi polmoni…rallenta il respiro sino a quando puoi contare fino a 5 secondi di inspirazione e 5 secondi di espirazione…
Continua a respirare fino a quando il tuo stato d’animo è totalmente rilassato e sicuro…
Ti consiglio di eseguire gli esercizi mentre ascolti musica rilassante o anche classica, cosi il cuore si sincronizzerà col ritmo della respirazione.

Fonte: http://www.motivazionepersonale.com/motivare-una-squadra-i-4-punti-decisivi/
Autore: Giuseppe Franco
Per saperne di più: www.giuseppefranco.it - www.coachmilano.it 

giovedì 8 novembre 2012

L'autostima


Lo sport nelle sue varie discipline e specialità (di forza, resistenza e destrezza) può avere più fini quali: ricreativi (distrae e diverte), educativi (favorisce il movimento e la psicomotricità), agonistici (competizioni individuali e di squadra), e professionistici (nel calcio, nel basket, sport motoristici…) ecc.
Gli studi del settore hanno evidenziato che gli sportivi di alto livello si differenziano da quelli meno esperti in 5 componenti psicologiche:
  1. concentrazione,
  2. controllo dell’ansia,
  3. fiducia nelle proprie capacità,
  4. preparazione mentale,
  5. motivazione.
L’aspetto mentale è, quindi, talmente importante in una prestazione sportiva, che atleti esperti di varie discipline, come la ginnastica, il sollevamento pesi, la lotta, la pallacanestro, spesso attuano pratiche mentali spontanee per il controllo dell’ansia e il miglioramento della concentrazione (uso di pensieri positivi, frasi affermative, tecniche immaginative,…). Abilità mentali efficaci sono spesso acquisite dagli atleti attraverso prove ed errori, in anni di esperienza.
Forma fisica e forma mentale sono, quindi, ugualmente importanti per l’atleta: la forma fisica si ottiene con l’allenamento ed uno stile di vita adeguato allo sport, sotto la guida di allenatori, direttori sportivi, preparatori; la forma mentale si raggiunge con esercizi specifici con l’aiuto di uno Psicologo dello Sport competente.
Il giusto sviluppo delle abilità mentali e motorie, necessarie per far fronte alle richieste dell’allenamento e della competizione, deve mirare alla realizzazione delle potenzialità personali e ad una maggiore soddisfazione per l’attività sportiva; tutto questo comporta uno stato di benessere che va al di là della sola attività sportiva, ma si traduce in sicurezza nelle proprie capacità, autostima, autocontrollo, gestione dello stress,e tanto altro ancora….
Se è vero che lo Sport consente di avere:
- maggiore capacità di tollerare gli insuccessi, possibilità di esprimere, dominare e controllare la propria aggressività,
- acquisizione di una sicurezza di sé, attraverso la partecipazione alla vita di gruppo,
- maggiore identificazione di sé attraverso l’acquisizione di ruoli determinati,
- senso di partecipazione sociale, derivante dall’accettazione di valori comuni,

- comprensione di sentimenti di inferiorità e maggiore aderenza alla realtà attraverso gli effetti concreti derivanti dall’osservanza delle regole di gioco,
- giustificazione, socialmente approvata, di certi bisogni esibizionistici,

è vero anche che queste sono delle dinamiche dell’uomo comune. L’atleta in quanto essere umano le mette in atto, anche se in modo del tutto particolare.
In qualsiasi situazione sportiva, a seconda del fine che le regole del gioco impongono, l’atleta deve,quindi, essere in grado di adoperare tutta la sua abilità cognitiva motoria per rendere massima la sua prestazione.
Tuttavia l’atleta può sempre incorrere in una prestazione scadente e questa può essere dovuta oltre che ad un’esecuzione poco corretta del movimento anche ad un’errata valutazione della situazione, ad una scarsa intesa con i compagni, alla predominanza inadeguata delle azioni individuali rispetto a quelle collettive o ad un errato riconoscimento delle proprie qualità.
In questo ambito cercheremo di approfondire l’importanza legata ad un errato riconoscimento delle proprie qualità, ricordando che, c'è sempre una stretta relazione tra autostima, fiducia in se stessi e prestazione. In effetti, le credenze, su di se o sugli altri, possono essere distinte in due grandi famiglie: quelle neutre o puramente descritte (sono alto 180 cm) e quelle valutative (io sono un buon atleta). Una credenza valutativa si distingue da una credenza neutra per il fatto di avere una valenza positiva o negativa, e ha una valenza perché contiene un’informazione su qualche abilità o su una mancanza di abilità. Una cattiva prestazione è una mancanza di potere rispetto alla scopo che ci siamo prefissati; essere dei buoni atleti implica di avere potere rispetto allo scopo di avere una buona prestazione. Noi tutti, consciamente ed inconsciamente, siamo continuamente impegnati nell’elaborare valutazioni sul mondo e sui noi stessi. Valutare è un’attività cognitiva di fondamentale importanza. Se è vero che le valutazioni sono credenze su poteri, sapere cosa è buono o cattivo, quando lo è e per quali scopi, è condizione per un comportamento efficace ed efficiente. Senza valutazioni, siano esse positive o negative, agiremmo al buio, aumentando il rischio di insuccessi e lo spreco di energie e di risorse. Tra le tante valutazioni, quelle su noi stessi hanno un posto privilegiato. E se ne capisce bene anche l’utilità. Se non fossimo capaci di valutare noi stessi e di distinguere le autovalutazioni dalle valutazioni sugli altri oggetti fisici e sociali, non potremmo distinguere ciò che dipende da noi da ciò che dipende da circostanze esterne, quindi l’autovalutazione è una conoscenza di un individuo relativa al potere che egli stesso ha rispetto a un certo scopo. Questo ci impedirebbe di agire n modo adattivo, perché non saremmo in grado di stabilire le nostre probabilità di successo nelle varie circostanze e di adeguare i nostri mezzi alle circostanze stesse.
Valutarsi è così importante perché è utile, assolve delle funzioni. E’ utile valutarsi correttamente perché si permette a se stessi di sapere quali sono i propri poteri e la loro entità, aiutandosi ad agire in modo efficiente, efficace, razionale, pianificato, senza sprechi di risorse e aumentando le probabilità di riuscita. E’ utile anche avere autovalutazioni coerenti e stabili, questo bisogno autovalutativo è radicato nella necessità generale di controllare e prevedere la realtà: le autovalutozioni contraddittorie o troppo mutevoli, infatti, non permettono di capire chi siamo veramente, cioè quali sono le nostre reali doti, possibilità e carenze, ne cosa possiamo aspettarci da noi stessi. Un tale stato di incertezza e sospensione del giudizio ostacola anch’esso un comportamento adattivo ed è fonte di grande disagio. Infine , è utile valutarsi positivamente: una buona autostima favorisce un atteggiamento fiducioso ed un comportamento costruttivo. E’ quell’incentivo, quella molla motivazionale che ci da intraprendenza e tenacia, senza le quali è difficile prendere ogni iniziativa,senza un’autovalutazione positiva infatti: le circostanze e le richieste delle vita si tingono immediatamente di connotazioni preoccupanti: si tratti dell’oscuro senso di minaccia di fronte al rischio di non riuscire a rispondere adeguatamente a queste richieste, oppure del desolante senso di sconfitta e di disperazione di fronte alla certezza del fallimento.
Ogni atleta sente continuamente il bisogno di sapere di che pasta è fatto e quanto vale e per riuscire a valutarsi positivamente deve avere fiducia in se stesso, cioè deve poter confidare nelle proprie capacità di successo. Ci sono però molte distorsioni cognitive che possono disturbare il pensiero relativamente all’ autovalutazione. Tali distorsioni contribuiscono a creare un’autostima inadeguata. Quando il problema è di questa natura, la soluzione non è una modificazione del repertorio comportamentale, bensì una correzione delle distorsioni cognitive.
Sacco e Beck hanno elencato le seguenti distorsioni cognitive che ricorrono come autoaffermazioni e pensieri:
  • inferenza cognitiva:trarre conclusioni senza dati o disponendo di dati contrari;

  • astrazione selettiva: focalizzarsi su un dettaglio negativo;

  • sovrageneralizzazione: trarre conclusioni generali sulla base di un singolo caso;

  • magnificazione: sovrastimare gli eventi negativi;

  • minimizzazione: sottostimare gli eventi positivi;

  • personalizzazione: uno stili attribuzionale che fa assumere la responsabilità personale ad eventi negativi;

  • pensiero dicotomico: pensiero in termini di tutto o niente.
Questi sono i principali tipi di pensiero che più incidono su una bassa autostima e che quindi possono influire negativamente sulle prestazioni. Gli atleti che sperimentano esperienze gratificanti, hanno al contrario un’ elevata fiducia accompagnata di solito da pensieri positivi.
Esaminiamo ora a grandi linee le principali modalità, utili nello sport, per affinare la capacità di autovalutazione e migliorare la propria autostima:


Il problem-solving interpersonale: ognuno di noi si trova continuamente ad affrontare dei problemi e deve decidere come risolverli. Nel problem-solving sono coinvolte le sfere emozionale, cognitiva e comportamentale. Le emozioni costituiscono spesso il primo indizio che un problema esiste e deve essere risolto; una certa stabilità emotiva, con un livello relativamente basso di ansia e tensione, è una caratteristica che in generale contraddistingue gli atleti di successo.
Le cognizioni vengono utilizzate per l’identificazione del problema. Le abilità comportamentali sono poi indispensabili per portare a termine il piano programmato. Il modello problem-solving è diviso in sette passi:

  1. Riconoscere che il problema esiste.

  2. Appena il problema è stato individuato, fermarsi e pensare. Uscire un momento dalla situazione e stabilire in che cosa consiste la difficoltà.

  3. Allorché il problema è stato identificato con chiarezza, bisogna prefiggersi un obiettivo.

  4. Pensare alle diverse soluzioni possibili.

  5. Considerare le conseguenze che probabilmente deriverebbero da ciascuna di queste soluzioni.

  6. Adesso alcune soluzioni appariranno migliori delle altre. Scegliere una soluzione o una combinazione di soluzioni, basandosi sulla facilità o difficoltà di realizzazione e sull’auspicabilità delle conseguenze.

  7. Infine, costruire una strategia per attuare la soluzione prescelta. Ogni passo dovrebbe essere pensato prima di essere attuato in quanto ogni obiettivo che si vuole raggiungere deve essere appropriato per lo sviluppo di una "abilità" o competenza particolare.

Il dialogo interno: il dialogo interno concorre in maniera significativa alla costruzione della propria immagine positiva o negativa, per questo è bene ricordare l’importanza di parlare a se stessi con autoaffermazioni positive. E' fondamentale che l'atleta impari a controllare i propri pensieri per conseguire diversi obiettivi: controllo dell'attenzione, correzione degli errori, apprendimento di abilità, elicitazione di emozioni positive , incremento della fiducia in se stessi. In un programma generale di allenamento mentale,inoltre, l'abilità a controllare e ad utilizzare in modo vantaggioso anche gli stimoli stressanti va sviluppata in sintonia con gli altri aspetti della preparazione, poiché un elevato livello di ansia (che si può manifestare sia a livello cognitivo che somatico) è nocivo per la prestazione e crea vissuti negativi di inadeguatezza e sfiducia nelle capacità personali.

Lo stile di attribuzione: un attribuzione è un processo cognitivo mediante il quale si cerca di spiegare un evento collegandolo ad una causa. Poiché facciamo attribuzioni su ogni sorta di eventi positivi e negativi, esistono molte possibili modalità attribuzionali. La regola generale per le situazioni positive è attribuirsi il merito dei propri successi, non di trovare qualche altra giustificazione. La regola generale per le situazioni negative è decidere realisticamente se è possibile correggere la situazione o impedire che si verifichi nuovamente; in caso contrario cercare di ridurre lo stato d’animo negativo.


L’autocontrollo: per mantenere l’autocontrollo in situazioni problematiche o particolarmente stressanti l’atleta può mettere in atto diverse strategie, quali: la verbalizzazione delle regole; la ristrutturazione cognitiva, così da vedere il problema di fronte cui è posto anche in altre ottiche; visualizzare l’obbiettivo che vuole raggiungere; rilassamento distensivo.

La modificazione degli standard cognitivi: degli standard troppo alti con cui affrontare le prestazioni sono controproducenti, poiché creano tensione e nervosismo, e fanno nascere il desiderio di vincere a tutti i costi, rendendo timorosi di perdere e questo influisce in senso negativo sulla prestazione. Bisogna bene avere in mente quali sono le mete che veramente si vogliono raggiungere pensando a cosa è veramente importante ottenere in quel momento valutando costi, benefici e possibilità di riuscita. L'obiettivo non potrà essere il risultato ( inteso come "vittoria"), poiché il risultato non si può allenare, mentre si può allenare la prestazione. Infatti, quando l'unico obiettivo è il risultato, qualora il risultato non venga raggiunto ( ed è ovvio che non possa sempre essere raggiunto) si avranno conseguenze negative: molto spesso c'è frustrazione, calo di motivazione, calo di autostima, ecc.. Tutti aspetti psicologici abbastanza difficili da "recuperare".
Se invece modifichiamo i nostri standard cognitivi puntando al miglioramento di tutti gli aspetti che compongono il gesto sportivo (miglioramenti chiari e verificabili: a breve, medio e lungo termine) ogni volta si avrà sicuramente un obiettivo raggiunto. Se l'atleta non vince ha comunque la possibilità di verificare che qualche miglioramento tra quelli che si era proposto è stato raggiunto, ad esempio: giocare meglio, rimanere concentrato, non perdere la fiducia, divertirsi. In questo modo motivazione ed autostima dell'atleta si alimentano da soli.

Le abilità di comunicazione:per avere una buona autovalutazione di se stessi è importante essere in grado di avere buoni rapporti comunicativi con gli altri. La capacità dei mettere in atto una comunicazione efficace si rende necessaria nell’ambito sportivo. Nel lavoro di squadra, infatti, sono spesso necessarie competenze comunicative quali: essere in grado di mostrare che si è capaci di comprendere anche punti di vista diversi dai propri, saper cooperare in attività di gruppo, saper condividere qualcosa, riuscire ad unirsi al gruppo in maniera armoniosa, poter concludere le interazioni senza conflitti, avere una buona capacità di ascolto.
Questi sei passi, atti a migliorare le proprie capacità autovalutative e migliorare la propria autostima, offrono un quadro generale su come l’importanza di un senso di chiarezza su ciò che si deve compiere e sugli eventuali problemi da affrontare, una buona capacità introspettiva ed una buona capacità di adattamento siano elementi fondamentali per andare avanti lì dove ci possono essere degli ostacoli.
Lo stato di benessere o malessere psichico nell’atleta è pertanto strettamente connesso con un buona riuscita dell’evento sportivo.
Attivare delle capacità di autovalutazione negli atleti fa si che questi ultimi siano in grado di cogliere al meglio il senso delle loro esperienze e ristrutturare, eventualmente, le attività e gli obbiettivi di lavoro in modo adeguato a promuovere delle performance migliori.

Fonte:
http://www.psymedisport.com/Articoli/Autostima%20e%20perfomance.htm

venerdì 3 agosto 2012

Preparazione estiva (PORTIERI): 3 settimane


Preparazione atletica pre-campionato per portieri:
Ecco un modello da cui trarre ispirazione per la preparazione atletica dei propri portieri (adulti) esclusivamente dedicato alla parte atletica (e non a quella tecnico/tattica).
Il modello si basa su una preparazione ipotetica di 3 settimane (5 giorni a settimana, dal lunedi al venerdi) dalla durata di circa un'ora a seduta. 
Questo modello presenta sedute da un'ora che possono essere integrate anche da lavoro tecnico/tattico con l'allenatore oppure da alcune amichevoli (già a partire dalla prima settimana).
Nella prima settimana si farà una riattivazione muscolare,nella seconda settimana si andrà a lavorare sulla forza e nella terza settimana lavoreremo sulla velocità.
Questo modello è da utilizzare su atleti che hanno realizzato già un periodo di pre-preparazione di almeno una settimana prima di cominciare questo programma e che non hanno problemi fisici o problemi alla schiena.
E' bene eseguire i test fisici (vedi l'apposita sezione sul sito "Parte Atletica: Test" su www.thsisisfutsal.eu) all'inizio ed alla fine della preparazione per vedere i miglioramenti che questo lavoro porterà.

1° Settimana (Riattivazione muscolare)
1° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
5' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
3'  Stretching leggero
10' Addominali vari
15' Esercizi di propriocettività, anche in porta (vedi la sezione "Parte Atletica: Propriocettività" sul sito www.thisisfutsal.eu)
10' corsa normale
2' di recupero camminando

2° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
5' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
3'  Stretching leggero
10' Addominali vari
15' Esercizi di propriocettività, anche in porta (vedi la sezione "Parte Atletica: Propriocettività" sul sito www.thisisfutsal.eu)
10' corsa normale
2' di recupero camminando

3° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
5' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
3'  Stretching leggero
10' Addominali vari
15' Esercizi di propriocettività, anche in porta (vedi la sezione "Parte Atletica: Propriocettività" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
5' corsa con andamento leggermente più veloce
2' di recupero camminando

4° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
5' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
3'  Stretching leggero
10' Addominali vari
15' Esercizi di propriocettività, anche in porta (vedi la sezione "Parte Atletica: Propriocettività" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
5' corsa con andamento leggermente più veloce
2' di recupero camminando

5° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
5' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
3'  Stretching leggero
10' Addominali vari
15' Esercizi di propriocettività, anche in porta (vedi la sezione "Parte Atletica: Propriocettività" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
5' corsa con andamento leggermente più veloce
2' di recupero camminando

2° Settimana (Si lavorerà sulla forza)
1° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
2' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
2'  Stretching leggero
9' Addominali vari
10' Esercizi di propriocettività, anche in porta (vedi la sezione "Parte Atletica: Propriocettività sul sito www.thisisfutsal.eu)
15' Esercizi vari in porta con l'ausilio di ostacoli per fare i balzi prima della parata (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
2' di recupero camminando

2° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
2' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
2'  Stretching leggero
9' Addominali vari
10' Esercizi di propriocettività, anche in porta (vedi la sezione "Parte Atletica: Propriocettività sul sito www.thisisfutsal.eu)
15' Esercizi vari in porta con l'ausilio di ostacoli per fare i balzi prima della parata (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
2' di recupero camminando

3° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
2' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
2'  Stretching leggero
9' Addominali vari
10' Percorso correndo con ostacoli (quindi balzi)
15' Esercizi vari in porta con l'ausilio di ostacoli per fare i balzi prima della parata (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
2' di recupero camminando

4° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
2' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
2'  Stretching leggero
9' Addominali vari
10' Percorso con 10 balzi sugli ostacoli (divisi in 2 step da 5) e successivo uno contro uno (L'attaccante lo fà in questo caso il portiere ed in porta va l'altro portiere (se disponibile) o il preparatore atletico. Questo esercizio verrà presto illustrato con un video schematico sul sito www.thisisfutsal.eu
15' Esercizi vari in porta con l'ausilio di ostacoli per fare i balzi prima della parata (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
2' di recupero camminando

5° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
10' corsa di riscaldamento
2' esercizi braccia/gambe durante corsetta leggera
2' di recupero camminando
2'  Stretching leggero
9' Addominali vari
10' Percorso con 10 balzi sugli ostacoli (divisi in 2 step da 5) e successivo uno contro uno (L'attaccante lo fà in questo caso il portiere ed in porta va l'altro portiere (se disponibile) o il preparatore atletico. Questo esercizio verrà presto illustrato con un video schematico sul sito www.thisisfutsal.eu
15' Esercizi vari in porta con l'ausilio di ostacoli per fare i balzi prima della parata (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa normale
2' di recupero camminando

3° Settimana (Si lavorerà sulla velocità)
1° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
7' corsa di riscaldamento
2' Recupero camminando
2'  Stretching leggero
5' Addominali vari
10' Percorso continuo con scatti a toccare i vari coni ravvicinati (scatti brevi)
2' Recupero camminando
5' Scatti brevi su una superficie in salita
2' Recupero camminando
15' Esercizi per la rapidità ed i riflessi in porta, utilizzando anche palline da tennis,palloni da pallavolo o da rugby (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa con andamento medio/veloce
2' di recupero camminando

2° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
7' corsa di riscaldamento
2' Recupero camminando
2'  Stretching leggero
5' Addominali vari
8' Percorso continuo con scatti a toccare i vari coni ravvicinati (scatti brevi) e successivo uno contro uno (L'attaccante lo fà in questo caso il portiere ed in porta va l'altro portiere (se disponibile) o il preparatore atletico. Questo esercizio verrà presto illustrato con un video schematico sul sito www.thisisfutsal.eu
2' Recupero camminando
7' Scatti brevi su una superficie in salita
2' Recupero camminando
15' Esercizi per la rapidità ed i riflessi in porta, utilizzando anche palline da tennis,palloni da pallavolo o da rugby (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa con andamento medio/veloce
2' di recupero camminando

3° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
7' corsa di riscaldamento
2' Recupero camminando
2'  Stretching leggero
5' Addominali vari
8' Percorso continuo con scatti a toccare i vari coni ravvicinati (scatti brevi) e successivo uno contro uno (L'attaccante lo fà in questo caso il portiere ed in porta va l'altro portiere (se disponibile) o il preparatore atletico. Questo esercizio verrà presto illustrato con un video schematico sul sito www.thisisfutsal.eu
2' Recupero camminando
7' Scatti brevi su una superficie in salita
2' Recupero camminando
15' Esercizi per la rapidità ed i riflessi in porta, utilizzando anche palline da tennis,palloni da pallavolo o da rugby (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa con andamento medio/veloce
2' di recupero camminando

4° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
7' corsa di riscaldamento
2' Recupero camminando
2'  Stretching leggero
5' Addominali vari
8' Percorso continuo con scatti a toccare i vari coni ravvicinati (scatti brevi) e successivo uno contro uno (L'attaccante lo fà in questo caso il portiere ed in porta va l'altro portiere (se disponibile) o il preparatore atletico. Questo esercizio verrà presto illustrato con un video schematico sul sito www.thisisfutsal.eu
2' Recupero camminando
7' Scatti brevi continui su una superficie piana 2 metri,3 metri,5 metri
2' Recupero camminando
15' Esercizi per la rapidità ed i riflessi in porta, utilizzando anche palline da tennis,palloni da pallavolo o da rugby (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa con andamento medio/veloce
2' di recupero camminando

5° Giorno:
3'  Stretching leggero (preparazione muscolare)
7' corsa di riscaldamento
2' Recupero camminando
2'  Stretching leggero
5' Addominali vari
8' Percorso continuo con scatti a toccare i vari coni ravvicinati (scatti brevi) e successivo uno contro uno (L'attaccante lo fà in questo caso il portiere ed in porta va l'altro portiere (se disponibile) o il preparatore atletico. Questo esercizio verrà presto illustrato con un video schematico sul sito www.thisisfutsal.eu
2' Recupero camminando
7' Scatti brevi continui su una superficie piana 2 metri,3 metri,5 metri
2' Recupero camminando
15' Esercizi per la rapidità ed i riflessi in porta, utilizzando anche palline da tennis,palloni da pallavolo o da rugby (vedi vari esercizi per uno spunto nella sezione "Ruolo: Il Portiere" sul sito www.thisisfutsal.eu)
5' corsa con andamento medio/veloce
2' di recupero camminando


Eseguire i test fisici finali il giorno successivo alla fine di questa preparazione.
Questo modello presenta sedute da un'ora che possono essere integrate anche da lavoro tecnico/tattico con l'allenatore oppure da alcune amichevoli (già a partire dalla prima settimana)

lunedì 21 maggio 2012

Allenatore: Il controllo mentale della squadra

Iniziamo l'articolo di oggi con una citazione della dottoressa M.Gerin Birsa

"Per vincere ci vogliono gambe, cuore e testa: la condizione fisica e le capacità tattiche e motorie dell'atleta sono il fondamento su cui costruire una buona performance, ma se aggiungiamo ad esse il controllo emotivo sulle situazioni ed abilità mentali sviluppate ed allenate, si pongono le condizioni necessarie per ottenere un ottimo risultato."


Una parte fondamentale è il controllo emotivo. Le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nell’attività sportiva in quanto sono esse che aiutano a dirigere e controllare la propria attivazione fisiologica e mentale. Quando l’atleta inizia a sentirsi in uno stato d’ansia, sia a livello fisiologico che mentale si instaurano delle reazioni che a lungo andare danneggiano la prestazione sportiva.
Effettuare quindi un allenamento mentale è fondamentale per incrementare le proprie capacità di adattamento, per dirigere in modo corretto la propria attivazione psicofisiologica e per reagire ai problemi riscontrati in gara in maniera ottimale e con il giusto atteggiamento di risoluzione del problema.

RAGGIUNGERE LO STATO MENTALE IDEALE
Oltre all’attivazione fisiologica (arousal) è molto importante anche l’attivazione cerebrale (stato mentale) corretta, specifica per ogni contesto e situazione di gara.
Sono infatti differenti gli stati mentali a seconda che l’atleta debba concentrarsi su una singola azione oppure debba imbastire una certa strategia di gara. Nel primo caso avremmo diversi momenti: l’atleta inizialmente si deve isolare dagli elementi di distrazione come il pubblico, poi concentrare prevalentemente verso l’interno, controllare il proprio stato di attivazione fisiologica, valutare ciò che è necessario per mettere a segno il tiro,la parata ecc ecc e programmare gli schemi motori adeguati ed eseguire l'azione mantenendo sotto controllo tutti questi elementi.
Nel caso in cui invece l’atleta deve progettare una strategia per ottenere un certo risultato viene richiesta una gerarchia di compiti differente: saper essere flessibile (creare diverse strategie e scegliere la più adeguata alla situazione), gestire i propri livelli fisiologici e di stress, gestire altri componenti della squadra (se è un gioco di squadra), non farsi influenzare da quello che avviene al di fuori del campo di gioco.
Grazie al "Neurofeedback" si riesce infatti ad ottenere proprio questo, insegnando all’atleta ad utilizzare diversi stati mentali e a saper muoversi da uno stato mentale all’altro in breve tempo.

CONTROLLO EMOTIVO NELLE SITUAZIONI STRESSANTI
Una parte fondamentale è il controllo emotivo. Le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nell’attività sportiva in quanto sono esse che aiutano a dirigere e controllare la propria attivazione fisiologica e mentale. Quando l’atleta inizia a sentirsi in uno stato d’ansia, sia a livello fisiologico che mentale si instaurano delle reazioni che a lungo andare danneggiano la prestazione sportiva. Nel periodo pre-gara (ma anche durante una gara) entra di scena il ruolo dell'allenatore. Nel pre-gara il mister dovrà caricare i suoi giocatori, far sentire tutti importanti e metterli nello stato mentale di essere consapevoli di  essere più forti dell'avversario. Nel periodo durante la gara dovrà essere bravo a non far entrare i giocatori i situazioni stressanti. Incitare i propri giocatori,spronarli,chiamare un timeout (o per rifiatare o per cambiare una strategia) sono solo alcune delle azioni da intraprendere per aiutare i propri giocatori. Nessuno meglio dell'allenatore conosce i propri giocatori.
Effettuare quindi un allenamento mentale è fondamentale per incrementare le proprie capacità di adattamento, per dirigere in modo corretto la propria attivazione psicofisiologica e per reagire ai problemi riscontrati in gara in maniera ottimale e con il giusto atteggiamento di risoluzione del problema.

martedì 10 aprile 2012

Settore giovanile parte 14,15 e 16: Colpo di testa e stop di petto/coscia

Settore giovanile
Parte 14 - Colpo di testa
Parte 15 - Stop di petto
Parte 16 - Stop di coscia

Analizziamo oggi 3 categorie che sono poco utilizzate nel calcio a 5 perchè sono azioni da fare con la palla alta. Nel calcio a 5 si predilige il gioco palla a terra quindi queste azioni si svolgono di rado ma comunque in un settore giovanile è bene lavorare anche su queste azioni con esercizi o attività di divertimento in generale.

Colpo di testa:
Utilizzato in fasi offensive per passaggi o per segnare un gol quando si è vicini alla porta.
In fase difensiva viene invece utilizzato per arginare lanci alti in profondità sul pivot avversario (anche se spesso si predilige far mettere palla a terra all'avversario impedendogli di girarsi verso la porta, aspettando un raddoppio frontale da parte di un nostro compagno).
Non ci sono esercitazioni particolari per allenare questo colpo.
In età molto giovani, la scarsa coordinazione generale impedisce di lavorare sul colpo di testa, in età avanzata invece qualcosa a livello ludico si potrebbe fare, ma ripeto principalmente a scopo di divertimento principalmente per la fase offensiva o per un passaggio.

Stop di petto:
Si effettua per fermare o domare una palla che viene dall'alto.
Si piega il corpo leggermente all'indietro facendo colpire sul petto la palla che sta scendendo.
Un buon controllo di petto permette una corretta addomesticazione del pallone ed addirittura può permetterci di facilitare un tiro al volo.
Anche questa tecnica può essere allenata a scopo di apprendimento/divertimento per la fase offensiva.

Stop di coscia:
Stesso discorso utilizzato per lo stop di petto.
Si esegue colpendo un pallone alto con la parte superiore della coscia. Questo tocco ci permette di controllare il pallone o di prepararci per un tiro al volo


Il prossimo articolo inerente alla scuola calcio a 5 sarà molto importante ed andrà ad analizzare le varie posizioni del corpo in fase di ricezione palla per l'attacco ed in fase di difesa.

venerdì 23 marzo 2012

La difesa su un calcio di punizione

Spesso e con molta poca intelligenza viene data colpa sempre e solo al portiere se un gol viene preso su calcio di punizione. Questa cosa non è del tutto vera, la colpa principale è da ricercare nell'assetto difensivo generale.
Nel calcio a 5, il calcio di punizione è un momento molto delicato, il portiere ha bisogno dell'aiuto di tutti i difensori per salvaguardare la propria porta. Quindi serve un'ampia conoscenza di tutte le variabili e di tutti i trucchi utilizzabili.
Sta quindi all'allenatore insegnare la corretta posizione dei giocatori sia al proprio portiere che ai giocatori stessi. Un buon portiere dovrà capire i concetti di base poi eseguire il corretto posizionamento dei propri compagni in base alle varie situazioni che si presenteranno durante la partita.

Il concetto di base è quello di coprire maggiormente tutti gli spazi possibili tramite delle linee difensive sfalsate (nelle illustrazioni mostrate come linee gialle) mettendo quindi in difficoltà l'avversario per un tiro diretto oppure per la realizzazione di uno schema.
Maggiore sarà il numero di linee difensive disponibili, maggiore sarà la superficie di campo coperta rendendo difficile la segnatura di un gol da parte degli avversari.

Un punto importante è quello dato dalla barriera scalata:
Questo posizionamento della barriera permette la creazione di una ulteriore linea difensiva mantenendo l'alto potenziale di copertura dello specchio della porta, sfalsando 2 nostri compagni (occhio però a non lasciare un "buco" mentre faremo scalare i nostri compagni!). La barriera scalata non servirà in caso di calci di punizione ravvicinatissimi.

Nelle illustrazioni di questo articolo la nostra barriera scalata è realizzata dal giocatore A ed il giocatore B

Analizziamo i vari casi possibili con una punizione da una media distanza:
Figura 1:
Barriera scalata A-B utilissima per guadagnare una ulteriore linea difensiva e per garantire al giocatore B un bel vantaggio qualora un avversario si posizionasse nella zona del secondo palo.
D è il nostro giocatore più avanzato è colui che dovrà uscire sulla palla appena questa sarà messa in gioco, anticipare l'uscita sulla palla di qualche frazione di secondo prima della battuta ("trucchetto" vietato dal regolamento ma spesso utilizzabile) darà enormi vantaggi anche se ogni tanto si rischierà il richiamo dell'arbitro o peggio ancora un'ammonizione.
C difenderà la zona del secondo palo diminuendo anche lo spazio di battuta a rete in caso di tiro diretto
Il portiere P infine si posizionerà accanto alla barriera pochi passi più avanti rispetto alla linea di porta. In caso di punto di battuta lontano dalla porta il portiere dovrà avere una posizione del corpo eretta facilitando cosi interventi su possibili tiri alti o sotto la traversa.

Figura 2:
In questa figura visualizziamo le 5 linee difensive ottenibili con questa modalità di difesa. Difendendo in questo modo metteremo in grossa difficoltà l'avversario che avrà veramente poco possibilità di riuscire a segnare.

Figura 3:
Adesso mettiamo che l'avversario B non si posizioni inizialmente sul secondo palo, ma stazioni fuori della nostra area.
Alziamo leggermente il nostro giocatore D in modo da chiudere l'eventuale passaggio dell'avversario A verso l'avversario B oltre a tenere la marcatura sull'avversario C.
Alziamo leggermente anche il nostro giocatore C che rimanga pur sempre a copertura della zona del palo ma sia in grado di intervenire velocemente qualora per qualche strano motivo la palla arrivi dalla parte opposta all'avversario B
Anche in questo caso abbiamo 5 linee difensive ed una copertura ottimale di tutti gli spazi pericolosi.

Figura 4 e 5:
Adesso ipotizziamo che gli avversari posizionino un solo giocatore sulla palla (A), e l'avversario D si posizioni sul primo palo.
La barriera scalata viene quindi subito stuzzicata.
Se l'avversario D si posiziona proprio sul palo, vista la distanza sarà opportuno scalare maggiormente la barriera (occhio ai buchi!).
L'impostazione generale rimane poi pressochè identica.
Anche qua 5 linee difensive e copertura totale.
Cosa che viene mostrata anche nella figura 5.
Difficilissima quindi la conclusione diretta in porta visti praticamente tutti gli spazi coperti dalla nostra impostazione difensiva e difficilissimo anche per l'avversario A trovare un passaggio per un compagno visto che sono tutti ben marcati.

M.P.

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mercoledì 21 marzo 2012

Settore giovanile: Parte 6,7 ed 8 - Il tiro

Oggi torniamo a lavorare sul nostro progetto legato all'insegnamento del calcio a 5 nei settori giovanili e lo facciamo con i punti 6,7 e 8 tutti quanti relativi al tiro.

Il tiro è la soluzione finale con la quale cerchiamo di segnare un gol nella porta avversaria, ci sono varie tipologie di tiro ed oggi le analizzeremo.


In questi anni abbiamo creato sul sito un'apposita sezione sul sito dove poter reperire moltissimo materiale relativo al tiro come le utilissime esercitazioni a tema. Cliccate sul link sottostante, sono presenti ben 17 articoli.

http://thisisfutsal.blogspot.it/search/label/Tecnica%20il%20tiro


Il tiro di collo:

E' un tiro molto potente si realizza posizionando il piede frontale rispetto al pallone e colpendo quest'ultimo con la parte superiore del piede. L'altro piede (piede d'appoggio) si posiziona accanto al pallone in fase di impatto con la palla.

E' un tiro che bada principalmente alla potenza avendo una traiettoria dritta.

Colpendo alla perfezione il pallone quest'ultimo andrà in avanti senza particolari movimenti rotatori (sembrerà appunto fermo).

Per dare un effetto a questo tiro si può calciare il pallone di collo/esterno.

Come dice appunto il nome, in questo caso colpiremo in pallone diversamente, con una parte leggermente più esterna del piede.

Colpendo di sinistro sulla parte sinistra della palla quest'ultima procederà in avanti

con una traiettoria inizialmente ad uscire per poi rientrare (in base all'effetto dato)

Colpendo di destro sulla parte destra della palla quest'ultima procederà in avanti

con una traiettoria inizialmente ad uscire per poi rientrare (in base all'effetto dato).


Il tiro di punta:

Snobbato nel calcio a 11, questo tiro è un punto fondamentale nel calcio a 5.

Rapidissimo all'impatto, questo colpo diventa devastante per prendere il tempo al difensore o al portiere.

Il piede impatta con la palla proprio con la punta della scarpa dando al pallone una traiettoria dritta e velocissima adatta a colpi ravvicinati.

Importante spendere molto tempo per questa tipologia di tiro nei settori giovanile, quando si avrà a che fare con giocatori alle prime armi o peggio ancora con giocatori provenienti dal calcio a 11 ai quali non sarà stato praticamente insegnato nulla su questa tecnica.


Il tiro di piatto:

E' il tiro più preciso.

Si colpisce il pallone con il piatto del piede cercando di indirizzarlo dove si preferisce.

Utile anche da distanza ravvicinata per aggirare un ostacolo (colpendo la palla di taglio).

Non è un tiro potentissimo anche se non è esclusa una buona dove di potenza.

Rimane comunque un tiro volto alla ricerca della precisione, infatti l'ampia superficie del piede che colpirà il pallone ne favorirà la precisione.



A presto per ulteriori articoli riguardanti l'insegnamento di questa disciplina in settori giovanili.

Non dimenticatevi di visionare la sezione "Il tiro" di questo sito con molti esercizi e spiegazioni sulle varie tecniche!

http://thisisfutsal.blogspot.it/search/label/Tecnica%20il%20tiro


P.M.

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mercoledì 14 marzo 2012

Settore giovanile parte 3,4 e 5: I vari tipi di passaggio

Analizziamo oggi altre tre parti del nostro progetto legato all'insegnamento del calcio a 5 nei settori giovanili. Oggi parleremo del "passaggio"
Questo sito dispone già di un'apposita categoria dedicata al passaggio, questa categoria contiene 13 articoli riguardanti esercitazioni,video e spiegazioni relative a questa azione di gioco.
E' possibile visionare questa categoria al seguente link:

Il passaggio è un gesto fondamentale, il passaggio serve per scambiare palla con i compagni.

Gli obiettivi di un passaggio sono 2:
1- Tenere palla
2- Mandare in porta un nostro compagno

Il passaggio finale, ovvero quello prima di concludere un azione in maniera positiva viene definito "Assist"

Oggi studiamo 3 tipi di passaggio:
Passaggio di piatto
Passaggio alto (calciato in profondità)
Passaggio alto (accompagnato per superare un avversario vicino)

Passaggio di piatto
E' il passaggio più utilizzato, grazie alla sua maggiore precisione.
Si esegue aprendo il piede e colpendo la palla con la parte interna del piede stesso (detta appunto piatto o interno).
Vista la grandezza della superficie con la quale colpiremo il pallone, questa tipologia di passaggio è la più precisa e la più usata.
A seconda di come colpiremo il pallone potremmo dare alla sfera un effetto a rientrare (colpendo il pallone di taglio) o semplicemente un avanzare dritto verso il compagno (colpendo il pallone con il centro del piatto).
Colpendo la palla con il corpo all'indietro quest'ultima tenderà ad alzarsi.
Per passaggi ravvicinati si consiglia di non alzare la palla per non mettere in difficoltà il nostro compagno che in questo caso per controllare il pallone dovrebbe prima stopparlo perdendo cosi istanti preziosi e nel peggiore dei casi potrebbe perdere addirittura la sfera se pressato da un avversario.

Passaggio alto (calciato in profondità)
Questo tipo di passaggio prevede una traiettoria aerea colpendo la palla dal basso verso l'alto con un tocco secco utilizzando la parte superiore del piede.
Questa tipologia di passaggio ha due utilizzi ben distinti:
Uno difensivo ed uno offensivo.
Quello difensivo è principalmente legato alle situazioni di difficoltà dove con un calcio alto in profondità si tenderà ad allontanare il più possibile la palla che staziona in una zona pericolosa rispetto alla nostra porta. Viene detto anche "spazzata" e spesso utilizzato nelle situazioni d'emergenza come le mischie in area o quando ci troviamo pressati da un avversario senza apparentemente via d'uscita.
Risulta visivamente un rilancio in avanti (o fuori) a caso, ma invece va letto come una manovra difensive volta ad allontanare un pericolo esistente per la nostra squadra.
L'ideale in un rilancio del genere è quello di far andare fuori dal rettangolo di gioco il pallone garantendo alla nostra squadra un maggior tempo nel riposizionamento generale o recupero di fiato (reintegro delle energie). In alternativa è sempre bene rilanciare palla in zone esterne del campo e mai in zone centrali (dove si concentra il più alto numero di giocatori). Rilanciando quindi palla in zona centrale si garantisce all'avversario un rapido recupero del pallone, con pochi benefici per la nostra fase difensiva.
In fase offensiva invece è un lancio volto a chiudere la nostra azione. Si cercherà appunto il movimento di un nostro attaccante per metterlo immediatamente a tu per tu col portiere avversario. Nel calcio a 5 si predilige il gioco a terra, ma in casi dove ci sia la possibilità si può utilizzare questo passaggio per vedere di concludere velocemente un azione. Spesso questo passaggio viene utilizzato in impostazioni di gioco 3-1 (alla ricerca del pivot avanzato) oppure in casi di uscita dal pressing sempre con l'obiettivo di mandare in porta un nostro compagno.
Il lancio può essere fatto sulla corsa o sul compagno. Sulla corsa significa che passeremo palla in profondità in una zona di campo vuota dove un nostro compagno si inserirà. Sul compagno invece significa che andremo a cercare appunto il nostro compagno che non dovrà scattare da nessuna parte ma dovrà semplicemente addomesticare il pallone che gli abbiamo mandato per far salire la squadra oppure per giocarsi una situazione di uno contro uno.

Passaggio alto (accompagnato per superare un avversario vicino)
Questo è un passaggio diverso da quello descritto poco fa.
E' un passaggio utilizzato per uno scambio ravvicinato con un compagno.
La tecnica utilizzata è similare, però non è un "lanciare" palla in avanti ma è un metodo di alzare la palla per un breve tratto come se volessimo superare un ostacolo (avversario) che si frappone fra noi ed il compagno. Questo sistema è utilizzato sia durante le normali fasi di gioco sia in alcuni schemi (spesso sui falli laterali).
E' buona cosa esercitare questa tecnica con esercizi a tema in allenamento utilizzando ostacoli come può essere una panca o una piccola barriera


Come scritto ad inizio articolo questo sito propone molte esercitazioni a tema ricercabili tramite l'apposita sezione (ed altre saranno proposte prossimamente).
Continuate a seguire THIS IS FUTSAL!!
M.P.

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